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IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA: STACCARSI DALLA MAMMA E‘ DIFFICILE!

LA SCUOLA DELL’INFANZIA, CHE GRAN TRAGUARDO PER I BAMBINI

Il primo giorno di scuola dell’infanzia è un traguardo non da poco, sia per i bimbi che per i genitori.Il bambino si trova per la prima volta a confrontarsi con i coetanei, con i quali dovrà imparare a interagire, confrontarsi e farsi valere quando necessario.Il tutto in un posto nuovo, diverso da casa e senza la vicinanza dei genitori.Tanti cambiamenti in un solo giorno… Certo anche per le mamme e i papà questo momento non è facile. Si tratta infatti del primo vero distacco dopo il parto, si tratta di affidare la propria creatura a dei professionisti che ancora non si conoscono bene. Infine, si tratta anche di combattere con la paura che il bambino non ce la faccia o che non si trovi bene. Il tutto diventa ancora più pesante se vediamo il bambino piangere, perchè per noi il pianto è sinonimo di malessere. Tante emozioni da dover gestire in poco tempo per trasformarle in serenità da trasmettere al proprio figlio. In questo articolo abbiamo chiesto a due dei nostri educatori di aiutarci a fare chiarezza sul tema.

PARLA IL NOSTRO PSICOMOTRICISTA ALBERTO

Come funziona esattamente questo processo di evoluzione, dal punto di vista del bambino?Quali sono gli aspetti positivi?Come può un genitore affrontare nel modo più sereno possibile questo cambiamento?La parola ad Alberto Campara, psicomotricista di Atelier del Bimbo“Una delle fantasie più ricorrenti nei genitori è il pensiero dell’abbandono con conseguente senso di colpa, come se stessero procurando al bambino un trauma.  L’organizzazione dell’ambientamento è pensata proprio per rendere il più piacevole, graduale e serena possibile questa fase di allontanamento del genitore dal bambino. Il piccolo vivrà questa fase di transizione aumentando il suo grado di relazione prima con l’ambiente che lo circonda, poi con l’educatore di riferimento e infine con i compagni di giochi arrivando così a sostituire idealmente e temporaneamente (fino al momento del ritorno) il genitore al quale potrà mostrare tutte le nuove, piccole ma grandi, competenze acquisite.

LA PAURA DI ESSERE SOSTITUITI

Può accadere  che un genitore, soprattutto quando il bimbo è molto piccolo, possa temere di essere sostituito o addirittura spodestato dalla nuova figura di riferimento (l’educatore).  Questo fa vivere l’inserimento con sentimenti ambivalenti. Non vi preoccupate, è assolutamente normale! Infatti non solamente il vostro bimbo, ma anche voi in questo processo di inserimento farete il vostro ingresso in un mondo di relazioni e socialità. In questa fase spesso capita che il bambino possa piangere e questo crea nel genitore un senso di colpa e di frustrazione. Il pianto nel bambino può avere molti significati, dal semplice senso di disagio, alla richiesta di attenzione, allo sfogo di rabbia e di stress; soprattutto il pianto è uno dei pochi mezzi a disposizione del bambino piccolo per comunicare in maniera chiara e semplice. La vostra iniziale presenza sarà fondamentale per rendere sereno vostro figlio e trasmettere un senso di benessere. Ciò lo aiuterà a sentirsi sicuro nell’affrontare questa nuova avventura che lo accompagnerà per gli anni futuri.

IMPARARE ATTRAVERSO IL GIOCO

Le attività che il bambino imparerà a svolgere serviranno per stimolarlo positivamente, attraverso nuove situazioni motorie, relazionali ed emotive. Il gioco sarà alla base di tutto mantenendo poche ma precise regole sociali che potranno aiutare e dare sicurezza al bambino. Attraverso il gioco, il confronto e la socialità vostro figlio imparerà a superare i piccoli momenti di incertezza; farà esperienza attraverso attività e giochi e vi sorprenderà. In pochissimo tempo vi saluterà con il sorriso e vi abbraccerà al vostro ritorno con un sorriso ancora più grande. Sarà in quel momento che tutti i vostri sforzi psico-emotivi verranno ripagati pienamente”.

UN SOSTEGNO PER BAMBINI E GENITORI

Parla Valentina Argentieri, la nostra psicologa specializzata in età evolutiva e sostegno genitoriale
“La difficoltà di un bambino a separarsi dalla mamma è un fatto naturale. E anche quella della mamma a separarsi dal proprio bambino. Di fatto la vita comincia con un’esperienza di fusione. Per il neonato, lui e la madre costituiscono, infatti, una sola e unica persona.Il padre, in questa prima fase, ha il vantaggio di poter avere una visione globale e ampia di quello che accade: può vedere la mamma, il bambino, il loro rapporto, senza però perdere di vista la realtà esterna a loro. Può così essere di sostegno dall’interno e dall’esterno, facendo presente esigenze altre rispetto a quelle dei due e diventando ‘cassa di risonanza e di bonifica’ delle emozioni della compagna e del bambino. La simbiosi iniziale madre-bambino è talmente piacevole che, addirittura negli adulti esiste la nostalgia di un ritorno a questa condizione di fusione, il desiderio di divenire ancora una volta parte di questa unità della prima infanzia, senza alcuna frustrazione, responsabilità e desiderio. Ma se c’è fusione NON può esistere alcuna identità individuale.

IL BISOGNO DI SEPARAZIONE NEL BAMBINO

Nel lattante, oltre al desiderio di fusione, c’è anche un forte bisogno di separazione. E’ quindi importante, per un sano sviluppo psicologico del bambino, che, una volta conclusa la fase di dipendenza madre-bambino, la mamma e il papà favoriscano gradualmente il naturale processo di separazione del proprio figlio dal nucleo famigliare. Il papà in questa fase ha un ruolo centrale. Caratteristica fondamentale della funzione paterna è, infatti, proprio quella di favorire il processo di separazione dalla madre e introdurre il figlio nel mondo delle relazioni sociali. Al padre è simbolicamente affidato il ruolo di ‘terzo che separa’: ovvero DI colui che traghetta il figlio dal territorio materno a quello della società. Il padre quindi, se in una prima fase contiene e supporta la relazione madre-bambino, poi progressivamente delimita quel rapporto stretto e totalizzante, fornendo al figlio un modello identificativo su cui basarsi per crescere.

L’INSERIMENTO AL NIDO

In questa cornice, l’inserimento al nido diventa una risorsa importante per tutta la famiglia. Rappresenta infatti il primo vero distacco dalla famiglia, che provoca inevitabilmente una sofferenza (la separazione implica sempre una perdita di parti di sé) ma che è anche un’occasione di crescita per il bambino e per l’intero sistema famiglia. Di questa crescita fanno parte anche il pianto, la nostalgia, la paura del nuovo. Crescere significa esplorare, conoscere, cambiare, vivere difficoltà, fare degli errori e accorgersi di poterli superare.

IL SUPPORTO PSICOLOGICO: UN AIUTO PER I GENITORI

Anche se può sorprendere, le difficoltà maggiori nel periodo di inserimento al nido spesso non sono del bambino, ma dei genitori. Le preoccupazioni, la difficoltà a fidarsi, il senso di colpa di fronte al pianto del bambino al momento del saluto, la sensazione di abbandono, sono tutte emozioni legittime, soprattutto tra i genitori alla prima esperienza, che vanno riconosciute e gestite in maniera consapevole. Il supporto psicologico durante questa fase può aiutare i genitori a gestire queste emozioni complesse e delicate, promuovendo un nuovo investimento sulla dimensione genitoriale e su quella coniugale.

Abbiate fiducia in voi e nel vostro bambino, e non temete nel chiedere aiuto: è il nostro lavoro e siamo qui per voi!
Un abbraccio
Lo staff Atelier del Bimbo

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